{"id":1489,"date":"2018-06-08T00:51:19","date_gmt":"2018-06-07T22:51:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.terapiacognitiva.eu\/tc\/?p=1489"},"modified":"2018-07-20T18:41:42","modified_gmt":"2018-07-20T16:41:42","slug":"il-futuro-e-il-passato-della-psicoterapia-post-razionalista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terapiacognitiva.eu\/tc\/il-futuro-e-il-passato-della-psicoterapia-post-razionalista\/","title":{"rendered":"Il futuro e il passato della psicoterapia post-razionalista"},"content":{"rendered":"<h2><strong>L\u2019origine del termine post-razionalismo<\/strong><\/h2>\n<p>Il termine post-razionalismo fu coniato da <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Vittorio_Guidano\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Vittorio F. Guidano<\/a> alla fine degli anni \u201980 per indicare un nuovo modo di concepire la psicologia caratterizzato dal riconoscimento dell\u2019individuo come irriducibile generatore di significato. &nbsp;In realt\u00e0 l\u2019apparire di questo termine definiva un movimento che aveva le sue radici nella rivoluzione cognitiva degli anni \u201970 e che si era andato caratterizzando per la particolare enfasi sull\u2019epistemologia considerata come la disciplina di base su cui fondare il programma sia teorico che clinico di una psicologia scientifica.<\/p>\n<p>Quando la psicologia si apprestava a studiare quella scatola nera, la mente, sempre bandita dai programmi di ricerca comportamentisti, il problema della scientificit\u00e0 di quello studio venne risolto dalla nuova corrente cognitiva in due modi. L\u2019uno, caratterizzato da un approccio empirista, che consider\u00f2 la cognizione come un sistema di convinzioni ordinato gerarchicamente che dirigeva sia le azioni che le emozioni di un individuo funzionando alla stregua di un programma computaziononale. Cos\u00ec come il programma di un computer dipendeva da un ordine logico-matematico esterno, allo stesso modo il sistema di convinzioni di un soggetto si originava da un ordine esterno univoco \u2013la realt\u00e0 oggettiva- da cui traeva validit\u00e0 e fondamento.<\/p>\n<p>L\u2019altro, di cui Guidano insieme a Mahoney fu uno dei protagonisti, guard\u00f2 alla cognizione come una dimensione che corrispondeva \u201call\u2019interiorit\u00e0\u201d dell\u2019individuo e consider\u00f2 il ruolo attivo svolto dal soggetto nella costruzione della sua realt\u00e0. Ci\u00f2 poneva per\u00f2 un problema fondamentale a chi aveva la pretesa di studiare scientificamente la mente: l\u2019esigenza di rendere conto \u201coggettivamente\u201d della interiorit\u00e0 attraverso il rigore del metodo scientifico. Per questo la strada che fu seguita fu quella dell\u2019epistemologia evolutiva (Campbell 1974; Popper 1984), che si basava su una visione dell\u2019uomo inteso come un organismo che ordinava attivamente la propria realt\u00e0 attraverso la generazione di teorie la cui conservazione o eliminazione era regolata dalla selezione naturale. Utilizzando il linguaggio neodarwiniano Popper diceva: \u201cle mutazioni possono essere interpretate come mosse pi\u00f9 o meno accidentali per tentativi ed errori e la selezione naturale pu\u00f2 essere interpretata come una maniera di controllare tali mosse, attraverso l\u2019eliminazione degli errori\u201d (pag 316, 1975).<\/p>\n<p>In questo modo veniva assicurata la scientificit\u00e0 della ricerca sulla mente senza rinunciare allo studio della interiorit\u00e0. Da questa prospettiva infatti la conoscenza veniva fatta corrispondere ad un processo attivo, adattativo e storico che d\u00e0 luogo a strutture -le teorie- che il vivente genera nel corso della sua relazione con l\u2019ambiente. Ci\u00f2 permetteva dunque di distinguere la sfera cognitiva in termini di configurazioni stabili che si conservavano nel corso della storia individuale. Il riconoscimento di quelle strutture cognitive nel paziente avrebbe guidato lo studio della cognizione e dei suoi processi oltre che la strategia d\u2019intervento terapeutico.<\/p>\n<h3>Lo sviluppo<\/h3>\n<p>Il passaggio dal cognitivismo strutturalista alla psicologia post-razionalista prende forma a partire da un cambiamento che trae origine dall\u2019epistemologia evolutiva. Campbell nella sua visione del soggetto aveva sottolineato il carattere di autoregolazione interiore legato alla internalizzazione dei processi di selezione e conservazione delle teorie. Per\u00f2 l\u2019analisi da parte di Campbell dell\u2019autonomia del soggetto era ancora fortemente dipendente dalla prospettiva neodarwiniana sulla relazione organismo ambiente. Il tradizionale approccio al problema vedeva infatti la selezione naturale come specificante i cambiamenti strutturali dell\u2019organismo e considerava l\u2019evoluzione come l\u2019ottimizzazione dell\u2019adattamento all\u2019ambiente. Questo punto di vista \u00e8 completamente ribaltato agli inizi degli anni \u201980 da due pensatori e biologi cileni, Maturana e Varela (Maturana e Varela 1980; Varela1979) che spostano la spiegazione evolutiva sulla dinamica interna di ogni gruppo animale e quindi sulla storia delle trasformazioni strutturali del lineage in relazione ai cambiamenti ambientali. L\u2019aspetto fondamentale \u00e8 che l\u2019organismo e l\u2019ambiente variano in maniera indipendente. Ne deriva che la relazione unit\u00e0-ambiente \u00e8 mantenuta solo se l\u2019unit\u00e0 autonoma \u00e8 capace di generare entro i limiti della propria organizzazione livelli di referenza in grado di far fronte al cambiamento ambientale. Essa conserva cos\u00ec il proprio adattamento e l\u2019adattamento quindi diviene un invariante (Arciero 1988). La focalizzazione sull\u2019autonomia del vivente conduce ad una analisi dell\u2019unit\u00e0 autonoma come sistema auto-referenziale. Un sistema cio\u00e8 che, mentre plasma continuamente un suo ordine all\u2019interno di un fluire mutevole e multiforme di stimoli, contemporaneamente distingue il dominio di perturbazioni ambientali significative per il mantenimento della propria identit\u00e0 in quanto sistema. Alla metafora dello scienziato che genera teorie \u2013cara ai popperiani- succede cos\u00ec quella dell\u2019osservatore che attraverso i processi osservativi costruisce un ordinamento di realt\u00e0 che riflette la sua propria organizzazione percettiva (self-reference). Come diceva Maturana: \u201cTutto ci\u00f2 che \u00e8 detto \u00e8 detto da un osservatore\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019altro aspetto di grande rilevanza che gli studi sui sistemi autoorganizzati promuovono \u00e8 l\u2019 introduzione nell\u2019ambito delle scienze cognitive di una nuova prospettiva metodologica. Per spiegare il come l\u2019organismo generi un certo significato, l\u2019atto epistemologico nuovo consiste nella costruzione di un meccanismo in grado di produrre come risultato della coerenza interna delle sue operazioni un particolare comportamento, per es. una definito stato mentale. Questo approccio, che pu\u00f2 essere caratterizzato come \u201ccostruttivista\u201d, si differenziava da quello predittivo delle scienze fisiche fondato metodologicamente sulla anticipazione e sulla previsione secondo principi razionali. Da qui il termine post-razionalismo. Per es., per comprendere perch\u00e8 un soggetto si comporti in un certo modo nel corso di una particolare situazione ha poco senso elaborare una teoria che permetta di fare delle previsioni sugli atti mentali generati al tempo x da quell\u2019individuo. Piuttosto che prevedere puntualmente la cognizione del soggetto in quel momento specifico come vorrebbe l\u2019approccio predittivo, \u00e8 assai pi\u00f9 interessante ricostruire la dinamica interna di un individuo capace di dare senso ad una serie di avvenimenti secondo una coerenza semantica. Il metodo dunque \u00e8 quello della ricostruzione -invece che della predizione- delle operazioni del sistema e della loro coesione interna; ricostruzione che deve rendere conto del comportamento osservato come fenomeno emergente dalla dinamica del sistema. Questo approccio si chiamer\u00e0 costruttivista. A partire da questo modo di concepire la generazione del significato Guidano distinguer\u00e0 diverse categorie organizzazione della coerenza semantica. Egli parler\u00e0 infatti di Organizzazioni del Significato Personale (OSP) per indicare \u201cun processo unitario di ordinamento la cui continuit\u00e0 e coerenza interna vanno ricercate nella specificit\u00e0 delle propriet\u00e0 formali e strutturali del modo di elaborare conoscenza (cio\u00e8 flessibilit\u00e0, generativit\u00e0, livello di astrazione etc.)\u201d (Guidano pag. 34, 1992).<\/p>\n<p>Orientato da quella stessa differenziazione di invarianti che dieci anni prima egli aveva definito \u201cstrutture cognitive\u201d, Guidano baser\u00e0 la sua distinzione di categorie sulle varie modalit\u00e0 di attaccamento che prendono forma nel corso dello sviluppo individuale. Il mantenimento nel corso dell\u2019arco di vita dei patterns organizzazionali di attaccamento assicurer\u00e0 da un lato la continuit\u00e0 della propria coerenza interna e dall\u2019altro una autoreferenzialit\u00e0 sempre pi\u00f9 articolata dei processi di conoscenza. \u201cIl divenire temporale di un sistema conoscitivo individuale appare quindi come un processo aperto di incessante assimilazione d\u2019esperienza caratterizzato dall\u2019emergere discontinuo, lungo l\u2019intero arco di vita, di livelli pi\u00f9 strutturati ed integrati di conoscenza di s\u00e9 e del mondo; l\u2019affiorare di livelli pi\u00f9 strutturanti di conoscenza \u00e8 sempre il risultato dell\u2019assimilazione di squilibri e discrepanze prodottesi nel corso dell\u2019esperienza, mentre la qualit\u00e0 della riorganizzazione del significato personale che ne risulta dipende dal modo in cui tali discrepanze sono state integrate\u201d. La strategia terapeutica che derivava da questo modo di concepire un sistema conoscitivo individuale per Guidano era centrata, come dieci anni prima, sul riconoscimento di quegli invarianti e sull\u2019integrazione consapevole delle perturbazioni esperenziali nell\u2019ambito della organizzazione di quegli invarianti di significato personale.<\/p>\n<h3>La prospettiva attuale<\/h3>\n<p>Il fatto che pi\u00f9 colpisce in questa impostazione (e che diventa ancora pi\u00f9 evidente nella pratica clinica) \u00e8 che attraverso la messa tra parentesi della realt\u00e0 e, quindi, con l\u2019apertura della prospettiva sulla dinamica interna del sistema e sulla sua coerenza, il vissuto reale venga fatto corrispondere alla configurazione dei processi interni all\u2019organismo. All\u2019essere storico e temporale che ognuno di noi \u00e8, viene contrapposto una idea del S\u00e9 come processo (The Self in Process), la cui temporalit\u00e0 \u00e8 modellata sull\u2019accadere di una serie di istanti anonimi (l\u2019esperienza immediata) concepiti come variazioni strutturali continuamente riassorbite nell\u2019unit\u00e0 del flusso (il riordinamento dell\u2019esperienza). In tal modo l\u2019esserci \u00e8 compreso come una semplice presenza (l\u2019ousia del libro V della Metafisica di Aristotele) che scorre in un tempo fatto di \u201cora\u201d immediati: di attimi reali solo nell\u2019istante presente. E\u2019 cos\u00ec che l\u2019atteggiamento teoretico devitalizza l\u2019esperienza vissuta e destoricizza l\u2019esperienza della vita effettiva. Infatti, attraverso quell\u2019atto compiuto per afferrare scientificamente l\u2019organizzazione della conoscenza dell\u2019individuo se ne effettua inconsapevolmente un altro che in realt\u00e0 cancella la persona. In nome della ricerca della coerenza interna si elimina cio\u00e8 l\u2019esser mio dell\u2019agire e del sentire, la singolarizzazione occasionale degli atti. Come conseguenza di questa \u201cmessa fra parentesi\u201d dell\u2019esperienza reale, la storia della persona, la sua identit\u00e0, \u00e8 ridotta ad un ritratto che come un segno zodiacale governa il destino del soggetto a partire dalle prime fasi dello sviluppo fino alla morte (Arciero 2006). E\u2019 cos\u00ec che l\u2019atteggiamento teoretico crede di risolvere il problema della generazione ed organizzazione del significato personale. In realt\u00e0, mentre stabilisce il primato della riflessivit\u00e0 rispetto agli altri ambiti dell\u2019esistere, non \u00e8 in grado di interrogarsi su un aspetto di proporzioni ben pi\u00f9 rilevanti. Assume cio\u00e8 senza porla a tema, la prospettiva storico-concettuale secondo cui la modernit\u00e0 ha parlato del s\u00e9 e della identit\u00e0. Questa incapacit\u00e0 di far luce sui fondamenti del proprio interrogare fa s\u00ec che vengano date per scontate quelle categorie ontologiche -interiorit\u00e0, continuit\u00e0, unitariet\u00e0\u2013 attraverso cui il pensiero moderno ha cercato di concettualizzare l\u2019esperienza in prima persona. E\u2019 quindi inevitabile che sfugga il fatto che quel modo di guardare al soggetto affondava le sue radici in una prospettiva che da Platone attraverso il neoplatonismo, la Scolastica e poi Suarez, Cartesio fino a Kant e alla psicologia moderna coglieva la soggettivit\u00e0 alla stregua di una cosa, utilizzando cio\u00e8 le stesse categorie ontologiche usate per pensare gli oggetti. L\u2019esistenza viene cos\u00ec compresa come il modo di essere specifico di una cosa che appartiene a quella cosa solo sulla base del fatto che \u00e8 stata prodotta. Il s\u00e9, come il vaso del demiurgo, \u00e8 ci\u00f2 che attraverso la molteplicit\u00e0 degli atti si mantiene identico nel tempo. E\u2019 upokeimenon come dicevano i greci o subjectum come tradussero i latini. Per l\u2019atteggiamento teoretico \u00e8 l\u2019organizzazione ci\u00f2 che si mantiene identico nel tempo. Ma cosa succede se invece di considerare il s\u00e9 come una cosa lo consideriamo come un chi? Qui si colloca la svolta fenomenologico-ermeneutica del post-razionalismo attuale (Arciero 1989, 2006; Arciero, Bondolfi 2009) Questo domandare inevitabilmente cambia la posizione del problema perch\u00e9 si tratta di dover rendere conto della unicit\u00e0 di una persona a partire dai suoi modi di essere che non sono pi\u00f9 riducibili o riconducibili alla dinamica interna di un sistema. Se cio\u00e8 all\u2019essere del soggetto non vengono pi\u00f9 attribuite delle propriet\u00e0 come ad una cosa prodotta, ma delle maniere di essere secondo le quali di volta in volta la persona che vive nel mondo si avverte in questo o quel modo, allora c\u2019\u00e8 una differenza ontologica fra l\u2019essere di una stella, l\u2019essere di una rosa, l\u2019essere di una scimmia e l\u2019essere di un uomo. L\u2019essere di un uomo \u00e8 allora caratterizzato da modi possibili di essere, da maniere di sentirsi vivere: l\u2019esperienza \u00e8 mia (Jemeinigkeit). E\u2019 il mio essere ogni volta in gioco nelle mie possibilit\u00e0 di esistere, nel miei progetti, nelle mie aspettative, nei miei incontri, nelle mie scelte! Porre il problema del s\u00e9 in questa prospettiva significa dover rendere conto di un essere s\u00e9, di una ipseit\u00e0, che non \u00e8 gi\u00e0 dato come se fosse un oggetto ma che \u00e8 sempre nell\u2019atto di farsi. Non si tratta pi\u00f9 cio\u00e8 di afferrare il s\u00e9 attraverso un atto di riflessione, ma di cogliere il come l\u2019essere s\u00e9 \u00e8 presente a se stesso a partire dalle sue possibilit\u00e0; di come l\u2019ipseit\u00e0 perviene a s\u00e9 (ad-viene), \u00e8 cosciente pre-riflessivamente di s\u00e9, nella sua quotidianit\u00e0, nella sua esperienza effettiva, nell\u2019avere a che fare con questo e con quello nelle differenti situazioni del vivere. Questa nuova prospettiva che emerge dalla necessit\u00e0 ontologica di comprendere la persona a partire dai suoi modi di essere sottende anche l\u2019altro grande tema, quello dell\u2019identit\u00e0, che ripropone la questione del chi dell\u2019agire e del sentire al livello della storia di una vita. Dire chi uno \u00e8 implica infatti che ogni passione ed ogni azione individuali siano comprese nell\u2019ambito di una dimensione temporale caratterizzata dal permanere della persona -designata dal nome proprio- come la stessa nel tempo. Entra qui in gioco la narrazione intesa come l\u2019atto secondo cui l\u2019esperienza pre-riflessiva viene riconfigurata attraverso il linguaggio in una trama che connettendo gli eventi in un racconto d\u00e0 contemporaneamente forma all\u2019identit\u00e0 personale (Ricoeur 1990). Se dunque il racconto permette di riconoscere le proprie esperienze come personali consentendo cos\u00ec di identificar-si, le differenti variazioni del racconto rifletteranno modalit\u00e0 diverse di far esperienza della propria esistenza. E\u2019 a partire da queste considerazioni sul rapporto fra la dimensione pre-riflessiva e la sua configurazione narrativa che possiamo affrontare una tipizzazione psicologica della personalit\u00e0 ed una sua trasformazione nel tempo secondo le possibili tendenze emozionali che sedimentano nel corso dell\u2019arco di vita e che si rispecchiano nella costruzione della storia di s\u00e9. In tal modo si apre un dialogo con la ricerca neuroscientifica (Bertolino e al. 2005; Rubino et al. 2006; Mazzola et al. 2010) ed una nuova visione della psicopatologia (Arciero, Bondolfi 2009). D\u2019altro canto, \u00e8 sul versante dell\u2019appropriazione e della riconfigurazione dell\u2019esperienza in un rinnovato racconto che invece si colloca l\u2019intervento terapeutico. Se l\u2019esperienza effettiva \u00e8 un fenomeno storico l\u2019interpretazione fenomenologica piuttosto che guidata da categorie apriori imposte all\u2019esperienza concreta della persona, sar\u00e0 ricavata dalla fatticit\u00e0 stessa del vivere. Come scriveva il giovane Heidegger: \u201c\u2026l\u2019interrogare non \u00e8 costruttivo, concettualmente deduttivo e dialettico, ma scaturisce dal che cosa (Was), dal quale dei fenomeni e vi si indirizza; nessuna domanda puramente concettuale, che sta per aria ed \u00e8 infondata!\u201d. E\u2019 lungo questo cammino -che si lascia alle spalle la prospettiva teoretica che caratterizzava le analisi di Guidano- che la psicologia post-razionalista pone al centro delle sue ricerche la persona in carne ed ossa nella sua originaria storicit\u00e0 (Trujillo et al. 2009).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019origine del termine post-razionalismo Il termine post-razionalismo fu coniato da Vittorio F. 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