Uso a lungo termine di benzodiazepine aumenta il rischio di Alzheimer

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Le benzodiazepine, soprattutto se utilizzate per lunghi periodi, possono aumentare il rischio di insorgenza di malattia di Alzheimer. A parlarne è uno studio caso-controllo realizzato in Quebec, Canada, e pubblicato sul British medical journal, a firma di un gruppo di ricercatori di Francia e Canada. Sono 36 milioni le persone nel mondo con demenza e viene previsto un raddoppio ogni 20 anni, arrivando a 115 milioni entro il 2050.

E se le benzodiazepine sono considerate responsabili dell’aumento il rischio di demenza in chi le usa, non è chiaro il tipo di associazione. I ricercatori hanno coinvolto nel loro studio quasi 1.800 persone con una diagnosi di malattia di Alzheimer seguite per almeno 6 anni e poi abbinate (per sesso, gruppo di età e durata del follow up) a quasi 7.200 controlli. I partecipanti avevano un’età superiore a 66 anni e vivevano in comunità nel periodo 2000-2009. Questi i risultati: è stata osservata un’associazione tra l’utilizzo passato di benzodiazepine per tre mesi o più e un aumentato rischio di malattia di Alzheimer che non veniva sostanzialmente modificato dalla correzione ulteriore per ansietà, depressione e insonnia. Inoltre, la forza dell’associazione aumentava con l’aumento della durata dell’utilizzo e con l’uso di benzodiazepine a lunga durata. Concludono i ricercatori: «L'associazione più forte osservata per esposizioni prolungate rafforza il sospetto di una possibile associazione diretta, anche se l'uso di benzodiazepine potrebbe anche essere un marker precoce di una condizione associata a un aumentato rischio di demenza. L’utilizzo ingiustificato a lungo termine di questi farmaci dovrebbe essere considerato come un problema di salute pubblica». Kristine Yaffe, della university of California, San Francisco, e Malaz Boustani, dell’Indiana university center for aging research, in un editoriale di accompagnamento ricordano che le benzodiazepine erano fra le tre classi di farmaci con effetti collaterali cognitivi incluse nell’aggiornamento nel 2012 dall’American geriatrics society nella lista di farmaci inappropriati per adulti più anziani e aggiungono: «Attualmente non esiste un approccio standardizzato per aiutare a identificare e monitorare gli effetti collaterali cognitivi di trattamenti farmacologici. Quindi, le potenziali conseguenze a lungo termine di farmaci come le benzodiazepine rimangono nascoste e contribuiscono ad aumentare il carico di deterioramento cognitivo tra gli adulti più anziani». 

BMJ 2014; 349. doi: http://dx.doi.org/10.1136/bmj.g5205  
BMJ 2014; 349 doi: http://dx.doi.org/10.1136/bmj.g5312